Volontari arrestati negli USA di Giovanna Sedda

Se l’aborto è essenziale lo è anche il volontariato pro-life

 

La pandemia da COVID 19 in corso ha portato le amministrazioni locali ad adottare misure di contenimento e prevenzione spesso molto diverse tra loro, a volte anche contradditorie. L’ampia libertà di azione ha portato anche a misure che sfiorano l’arbitrarietà e la strumentalizzazione. In materia di accesso all’aborto e volontariato pro-life gli USA hanno, per esempio, registrato casi paradossali e preoccupanti. Alcuni stati hanno cercato di fermare gli aborti programmati per concentrare gli sforzi sanitari nella risposta all’emergenza. Altri hanno invece mantenuto l’accesso all’aborto inserendolo tra i servizi essenziali. In questi stessi stati le autorità hanno cercato, anche con la forza, di fermare il volontariato prolife, soprattutto gli stand informativi, le preghiere silenziose e i servizi di consulenza prestati nei pressi delle cliniche abortive. Ad esempio, volontari pro-life in Michigan, Ohio, California e Wisconsin hanno visto le loro attività interrotte dalla polizia. In almeno due casi in North Carolina alcuni volontari sono stati arrestati nonostante la loro attività rispettasse i requisiti di distanziamento sociale e le loro organizzazioni, come molti enti benefici, siano esplicitamente escluse dalle restrizioni in vigore. Altri volontari pro-life sono stati invece capziosamente arrestati mentre si stavano spostando in auto per “aver intrapreso un viaggio per motivi non essenziali”. Le associazioni pro-life sono sul piede di guerra e hanno annunciato una pioggia di ricorsi muovendo dalla constatazione che se l’aborto è un servizio essenziale, altrettanto essenziale è l’attività di consulenza e supporto da parte di chi quell’aborto cerca di evitarlo. Gli arresti della North Carolina hanno suscitato subito molto clamore. Il senatore repubblicano Ted Cruz, commentando la notizia ha dichiarato che questi arresti sono “incostituzionali e un serio abuso di potere”. Di sicuro, in queste condizioni emergenziali e spesso di confusione, il confine tra azioni di contenimento e scelte discrezionali si fa veramente sottile. La situazione ha interessato anche chiese e gruppi religiosi le cui funzioni sono state sospese, nonostante rispettassero tutti gli standard previsti per le attività commerciali che hanno potuto restare aperte al pubblico. Ora il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che passerà al vaglio le misure emergenziali e che le autorità locali saranno chiamate a rispondere per eventuali distorsioni e discriminazioni.

 

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