Il volontariato CAV oggi e domani: coniugare generosità e professionalità

Il volontariato CAV non è oggi difforme rispetto alla fotografia che emerge dal Rapporto sul Volontariato in Italia realizzato dal CESVOT nel 2015. La maggior parte delle associazioni censite è dedita all’assistenza, sociale e sanitaria (55%). Il 50% delle Associazioni italiane sono piccole realtà composte da meno di 16 volontari o di 60 soci, prevalentemente adulti, con un presidente di 58 anni in media. I giovani sono presenti nelle associazioni, con una percentuale tra i volontari di giovani sotto i 35 anni del 24%, ma sono scarsamente coinvolti nella guida delle associazioni, con soltanto il 4% di presidenti sotto i 35 anni.

Una fotografia non dissimile a quella che si produrrebbe guardando le nostre realtà, in linea dunque con la situazione del volontariato nel nostro Paese. E tuttavia occorre domandarsi se tale situazione sia nei fatti oggi sufficiente a rispondere alle domande e ai mutamenti che l’utenza CAV e più in generale la società intorno a noi ci richiede.

Per rispondere a questa domanda occorre dunque preliminarmente comprendere dove il mondo attorno a noi (società, utenti e stakeholders) stia andando e come quanto circonda il nostro servizio cambierà nei prossimi 10 anni. Nel corso del Convegno CAV 2016, svoltosi a Bibione (VE), i volontari CAV presenti hanno fotografato, attraverso un questionario, i cambiamenti socio-culturali, dell’utenza e degli stakeholders che si sono realizzati negli ultimi 10 anni. Da questa voce preziosa è stata poi elaborata una prospettiva di visioning sui prossimi 10 anni da un gruppo di volontari giovani e meno giovani, che fanno servizio verde, web, CAV o nelle case d’accoglienza, di tutte le aree del Paese. Uno spaccato rappresentativo della nostra realtà associativa, che ha permesso di studiare la strada lungo la quale si muove e si muoverà il mondo attorno a noi.

Dal punto di vista socio-culturale, il volontariato CAV sarà sempre più apprezzato nel suo ruolo di sostegno alla gravidanza difficile, e tuttavia con il tentativo di oscurarne la sua missione (evitare il ricorso all’aborto). Diventano pertanto cruciali le relazioni che sapremo costruire, perché, da ciò che è comunemente accolto – l’aiuto alla gravidanza – si possa testimoniare ciò che più facciamo fatica a trasmettere – la dignità della vita umana nella sua fase prenatale.

Quanto alle utenti avremo a che fare con donne sempre più sole, rese dalla tecnologia meno disponibili alla relazione interpersonale, sempre più “tecnicamente informate” eppure sempre meno “educate all’accoglienza”, che chiederanno sempre più informazioni, mentre il nostro compito sarà convertire la richiesta di informazioni in accoglienza.

Gli stakeholders (donatori, istituzioni, ecc…) si attenderanno da noi una collaborazione concreta, “on demand”, su specifiche questioni, volontari sempre più professionali, uniformità a standard operativi.

Alla luce di queste riflessioni sul futuro che ci attende e per rispondere sempre meglio alle esigenze delle madri che busseranno alla nostra porta è dunque fondamentale realizzare quello che con termine informatico si chiama “upgrade”: un aggiornamento, cioè, nel quale all’identità e alla generosità, che sempre hanno animato e guidato la nostra azione, si affianchino parole nuove.

La prima parola è PROFESSIONALITA’. Professionalità non vuol dire che le nostre associazioni debbano essere formate da professionisti. Significa invece che dobbiamo svolgere il nostro servizio, il nostro volontariato, in MANIERA PROFESSIONALE. Questo aspetto è strettamente connesso con quello della formazione. Dobbiamo cioè sentirci in FORMAZIONE CONTINUA, dobbiamo pensare che non siamo mai arrivati, ma sempre dobbiamo imparare, sempre interrogarci su come essere più efficaci ed efficienti, perchè anche da questo dipenderà il numero di bambini che aiuteremo a nascere. In questo sforzo la Federazione Nazionale ha una grande responsabilità ed il MPV italiano deve essere sempre più un provider di formazione per i CAV. A tale scopo, ad esempio, è stata curata la realizzazione di alcuni progetti formativi, che sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione, grazie al lavoro della Commissione Attività Internazionali e con il contributo di Heartbeat International, come attuazione in Italia di analoghe iniziative realizzate negli Stati Uniti. Si tratta dei manuali formativi CAV Academy, che si arricchiranno presto di nuovi contenuti, della piattaforma di e-learning “SOS Academy”, che presto sarà operativa per la formazione dei volontari CAV, e della CAV University, una scuola di alta formazione residenziale per operatori CAV.

Tutto questo però non basta se alla base non vi è la VOLONTA’ dell’operatore a vivere la responsabilità del cambiamento, volto a migliorare un’efficacia operativa (che per il nostro volontariato si traduce in vite aiutate ad essere accolte), se non passiamo dalla logica fuori/dentro, per cui ci limitiamo ad es. a lamentare le cause per cui sempre meno donne varcano la porta dei nostri CAV, alla logica dentro/fuori, per cui noi siamo noi pronti a cambiare per rispondere ai cambiamenti che si realizzano attorno a noi.

La seconda parola è CREDIBILITA’. La credibilità è lo sguardo degli altri su di noi. Conosciamo le nostre motivazioni e il nostro impegno ad amare e servire con dedizione e competenza. Ma vogliamo che gli altri le riconoscano, perchè solo così tante altre mamme incontreranno le nostre mani sul loro cammino. Anche in questo caso, il ‘noi ‘ ci dà una prospettiva importante sulla nostra credibilità. ‘Noi’ siamo una rete che aiuta a nascere ogni 55 minuti in media un bambino! Ma “noi” parte di una rete più grande, una rete internazionale che fa sì che nel mondo ogni minuto e mezzo un bambino sia aiutato a nascere.

L’ultima parola che fa parte del vocabolario del CAV 2.0 è “eccellenza come stile”.  Abbiamo sempre voluto essere eccellenza del cuore e dell’accoglienza. L’eccellenza però può essere anche sorgente di errore e divisione, nel momento in cui l’eccellenza è strumento di giudizio verso quei CAV che non riescono a raggiungere gli stessi standard operativi. Può essere causa di errore e divisione quando un CAV, credibile ed efficiente, pensi di andare da solo, senza una dimensione del “noi”. E invece è la dimensione del noi che fa dell’efficienza di un CAV uno strumento di condivisione e di crescita per gli altri. Perchè senza la dimensione del “noi”, se non si sente parte della rete, il CAV più professionale, credibile ed efficiente diventa autoreferenziale, perdendo così gran parte di quella efficacia che è il frutto di tanto lavoro.

Eccellenza come stile significa anche guardare alle nuove generazioni non soltanto come “braccia” ma come compagni di strada, per una risposta adeguata al tempo presente.

In questo contesto, il passaggio generazionale rischia di essere spesso un invito al salto nel vuoto, invece di essere una consegna di una staffetta. Se ascoltare è ciò che sappiamo fare meglio, dobbiamo imparare a farlo anche con le nuove generazioni, passando dal “Si è sempre fatto così” al “possiamo farlo insieme”, trasformando le critiche in proposte, facendo in modo che nel passaggio generazionale si realizzi l’incontro tra una fiduciaed un’esperienza. In questo passaggio è inoltre fondamentale prevedere la possibilità dell’errore, evitando giudizi e invece essendo pronti a fare squadra anche davanti all’evenienza dell’errore da parte di chi non ha ancora esperienza.

In ultimo, chi è chiamato alla guida delle associazioni locali deve sentire la propria leadership non come guida, comando, quasi fosse in posizione avanzata rispetto ai propri volontari. Occorre invece che la leadership sia leadership di servizio (essere il primo a tendere le mani davanti a noi, verso le nostre utenti), di costruzione di rete (essere il primo a tendere le mani lateralmente, verso i volontari, per costruire rete) e di visione (camminare per aprire nuove strade di speranza; fantasia creativa).

Continuiamo dunque a fare il bene, cambiamo insieme oggi, per servire sempre meglio la Vita domani!

Giuseppe Grande, Vicepresidente MPV Italiano

 

Il volontariato CAV oggi e domani: coniugare generosità e professionalità