XI Corso di Bioetica di Helga Fiorani

XI Corso di Bioetica organizzato dal Movimento per la Vita “Madre Teresa di Calcutta” di Treia e Appignano

 

 

In un frangente storico in cui stiamo assistendo ad una propaganda politica che inneggia alla cultura della morte, per noi del Movimento per la Vita è stata una sfida culturale e sociale la realizzazione dell’XI Corso di Bioetica per i giovani presso l’Oratorio di Chiesanuova di Treia, specie in questo momento di emergenza sanitaria. I ragazzi della nostra comunità, circa una settantina, hanno aderito ‘nonostante tutto’, con grande responsabilità, dimostrandoci ancora una volta che le tematiche dell’ideologia gender, dell’aborto ‘facile’ e dell’autodeterminazione non li lasciano indifferenti. Nel primo incontro, ‘Incanti e Disincanti di una nuova educazione”, il Dott. P. Marchionni ci ha mostrato come oggi stiamo assistendo ad una decostruzione ideologica e propagandistica dei modelli maschile e femminile che nega l’esistenza di una identità naturale, l’uomo e la donna, a favore dell’identità di genere, cioè la differenza sessuale sarebbe solamente una differenza ‘creata’ culturalmente e socialmente e non un fatto naturale ed oggettivo.

Questo nuovo modello transumano è sostenuto da una vigorosa propaganda mediatica: è il caso di video musicali in cui troviamo modelli androgini, della letteratura per l’infanzia, delle produzioni di Walt Disney e di molti altri. Esso opera in virtù di ciò che vuole rappresentare, cioè una ‘società liquida’, per dirla con Zigmund Baumann, in cui la società moderna vive nella convinzione “che il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”. Società moderna quindi in cui tutto è possibile: l’identità dell’uomo e della donna sarebbe ormai considerata pura e semplice categoria concettuale retrograda invece che naturalmente precostituita. L’ideologia gender pretende di definire più di cinquanta generi sessuali diversi e l’obiettivo della nostra politica è proporre l’indifferentismo sessuale a scuola. Il bambino, fin dalla più tenera età, andrebbe educato a scegliere il genere sessuale che più preferisce tra i vari disponibili, in altri paesi vi è già una legge che permette ai genitori di ‘programmare ormonalmente’ l’identità sessuale dei propri figli fin dalla scuola primaria, senza tener conto delle ripercussioni che queste scelte ‘distopiche’ hanno dal punto di vista fisico e psicologico. La famiglia tradizionale, composta da un padre e una madre, viene scalzata via in favore della famiglia arcobaleno, costituita da genitore 1 e genitore 2, e allora anche l’utero in affitto (o come lo definisce l’anti-lingua, la ‘gestazione solidale’) è possibile in questo scenario: l’essere umano diventa merce di scambio. L’intervento della Prof.ssa A. Morresi, per il secondo incontro ‘Incanti e Disincanti di soluzioni rapide e indolori’, ci ha introdotti nel tema della ‘favola dell’aborto facile’ così come titola un suo libro. La campagna ideologica e politica che definisce ‘legge di civiltà’ l’aborto chimico con la pillola RU486 propone alle donne una soluzione considerata indolore. Assistiamo ad un paradosso: la battaglia per l’aborto portata avanti dalle sinistre in nome dell’eliminazione dell’aborto clandestino e in favore dell’aborto terapeutico che prevedeva l’ospedalizzazione della donna, ora ‘privatizza’ il dramma dell’aborto abbandonando la donna a sé stessa, ponendo a rischio la sua stessa vita.

Nell’ultimo incontro, ‘Incanti e Disincanti dell’autodeterminazione ad ogni costo’, la Dott.ssa M. Casini, Presidente Nazionale del Movimento per la Vita, ci ha presentato l’inganno sotteso al concetto di libertà inteso come ‘autodeterminazione’: “il diritto, che dovrebbe essere il forte difensore dei deboli, diventa il comando del più forte”. In nome della libertà ad ogni costo, lo Stato non garantisce più l’uguale dignità di ogni essere umano fin dal concepimento alla morte, bensì relativizza lo stesso concetto di libertà, contravvenendo anche a quanto affermato nella stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Il concetto di libertà deformata in nome dell’autodeterminazione finisce per schiacciare l’uomo creando una cultura dello scarto. Parafrasando G. Orwell, assistiamo oggi ad un pensiero unico e dominante che sovverte ciò che vuole affermare in nome dell’autodeterminazione: il principio per cui “tutti gli uomini sono uguali” si tramuta in “tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”. La distopia è diventata realtà!

 

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